Credits Federico Guida
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Venerdì mattina mi accorgo che la metropolitana milanese fila via come una corriera, anzi meglio: non sobbalza, non si piega. Raggiungo Sesto I Maggio, da lì cammino verso l’interno del quartiere. Con me viaggia la curiosità di capire se anche senza le odiose variazioni alchemiche riuscirò a recitare… “Tutto facile, quando si muove dentro di sé il cavallo bianco!”, ho sentito dire.
Il desiderio di sapere, di sperimentare la mia rinnovata condizione di salute, mi accompagna mentre passeggio con il bastone nero dal manico d’argento… in effetti la curiosità verso ciò che non conosco mi ha sempre aiutato a vincere proprio l’ansia dell’evento imminente. Faccio scorrere fino ai polmoni il sapore della sigaretta, poi entro: la macchinetta del caffè è uno dei migliori luoghi di aggregazione del pianeta. Due chiacchiere, poi saprò se guidato dal geniale e generosissimo Sergio Rubini riuscirò a fare una parte o se mi sarà impossibile annichilire lo sguardo degli altri, degli spettatori, degli attori, se reciterò o se sarò un cane che muore provandoci. Mi accoglie Ermes, organizzatore della bella Milano Film Academy. Un abbraccio, poi entro nella sala dipinta di nero: le persone all’interno hanno preparato più di me il loro aspetto, le ragazze sono di aspetto curato e vestite a modo, forse fin troppo, in alcuni casi.
Il corso è intenso, fantastico: la paura svanisce mentre mi presento alla classe… la platea sparisce, sono solo davanti all’occhio della telecamera, siamo io, Sergio Rubini e le mie parole, non preparate, disposte solo con un ordine fugace, non organizzato. L’emozione scende in gola e sceglie di fermarsi lì, prima del cuore che è già in tumulto. Ma la sensazione mi piace, e più tardi scoprirò che mi piace moltissimo, che è vitale, magnifica.
Nel momento di presentarmi alla classe il mio minimo preparativo di introduzione (nome, cognome, attività, motivo di…) crolla sotto il peso della macchina da presa. Sergio Rubini l’ho incontrato per la prima volta durante una bellissima masterclass orchestrata sempre dalla MFA, un anno prima. È stato un magnifico week end in cui mi ero guadagnato i gradi preziosissimi di caporale della recitazione! Mi chiedevo se li avrei onorati ora che ero limpidamente vivido.
Nel presentarmi dimentico quello che volevo raccontare, la mia breve presentazione dilaga verso un inutile e banalissimo eloquio disordinato e ordinario. Cazzo! Non inizio benissimo, penso.
Poi però dico, diretto al maestro: “non ho portato pezzi, ma mi è accaduta una cosa, prima di venire qui, al tabaccaio…” e inizio il racconto. Dopo trenta secondi in cui recito la scena della storia appena vissuta, Rubini mi ferma: “Giovanni, aspetta… vai di la con Franz (Laganà autore, regista e mille altre cose) e con Cristina, scrivi questa scena, mi piace!
Iniziavo a combattere la mia battaglia contro la timidezza. Non andava così male, ero riuscito a forzare la mia presentazione che diventava, addirittura, una scena da mettere in regia.
Da quel momento in poi ho seguito ogni parola di Sergio, ascoltando moltissimo anche i ragazzi della classe. Osservavo quasi ossessionato i movimenti di scena, i cambi di tono nel recitare, gli occhi mobili del regista, la precisione del cameraman. Mentre imparavo mi accorgevo che la platea perdeva presa, che ciò che rimaneva dietro la macchina non aveva più importanza: smarriva consistenza e si faceva nebbia.
Il fotografo si muoveva silenzioso, carpiva attimi fugaci e importanti e li accumulava dietro il suo capiente obiettivo, le persone si alzavano dalle sedute per partecipare alle messe in scena di Rubini, io facevo la mia parte, che fosse al servizio della regia o che fosse per recitare da protagonista. Terminata la recitazione mi spingevo fuori dall’edificio per fumare contro il freddo sole di Milano, ostinato a ripetere la scena appena recitata, provando interminabilmente le parti appena interpretate.
Poi finì tutto, volsi il mio passo verso il metrò, divenuto via via più veloce e amabile: mi portavo a casa un’esperienza che segnerà per sempre questo gennaio.
“Grazie a tutti”, mi ripeto come in una parte, “grazie a tutti”, come per accogliere un applauso immaginario, fatto di affetto e di stima rinnovati.

(Grazie alla Milano Film Academy, a Ermes, a Sergio Rubini, al cameraman Maurizio Pavone, al fotografo Federico Guida, agli autori Franz Laganà e Cristina Fabbrini… e grazie a tutti coloro che hanno partecipato come attori, come comparse o solo come auditori.)
Giovanni Gastel Junior

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1 Comment

  1. Ti ho letto in un fiato, con l’emozione sospesa dentro la gola. Standing ovation per un bravo attore, uno splendido scrittore e un grande Uomo che ho l’orgoglio (ormai) di poter chiamare Amico.
    Cristina

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